Marco Lo Giudice
Avvocato
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Lo Studio Legale Lo Giudice è una realtà giovane e dinamica capace di offrire, a singoli, imprese ed associazioni, consulenza ed assistenza sia in ambito giudiziale che stragiudiziale in diversi settori del diritto, garantendo professionalità, competenza e trasparenza nella gestione e nella risoluzione delle problematiche da affrontare.

Lo studio ha una vocazione fortemente orientata al diritto internazionale e dell’Unione Europea, con uno sguardo volto al dialogo, ormai sempre più frequente, tra gli ordinamenti sovranazionali e l’ordinamento interno.

Lo studio si occupa principalmente di questioni attinenti il diritto penale, il diritto amministrativo ed il diritto del lavoro e può contare, negli ambiti di propria competenza, su una solida rete di professionisti disponibili a operare su tutto il territorio nazionale.

MOBILITA' SCUOLA: IDONEI CONCORSO 2012 NON POSSONO SUPERARE DOCENTE CON PUNTEGGIO SUPERIORE.

Il Tribunale di Parma nella persona del Dott. Roberto Pascarelli ha accolto il ricorso di un’insegnante – assistita dagli avvocati Marco Lo Giudice e Luigi Serino – che aveva partecipato alla procedura di mobilità interprovinciale 2016/2017, assegnata illegittimamente all’ambito territoriale 0012 Emilia Romagna.

Con la sentenza pubblicata il 9.11.2017 è stato riconosciuto il diritto della ricorrente a essere trasferita nell’ambito territoriale 0019 di Palermo, indicato quale prima preferenza della domanda di mobilità territoriale.

Secondo quanto considerato dal Giudice a essere stato violato è stato il principio generale e inderogabile di scorrimento della graduatoria, fondato sul merito di cui al punteggio attribuito nella fase dei trasferimenti.

La ricorrente difatti era stata “scavalcata” da oltre trenta docenti (idonei del concorso 2012) che avevano maturato un punteggio inferiore seppur partecipanti a fasi diverse e precedenti della procedura.

Per approfondire la news leggi l'aritcolo pubblicato su orizzontescuola.it cliccando sul seguente   link  

Sanzione disciplinare al docente: è obbligo del D.S. garantire la conoscenza di tutti gli atti posti a fondamento della sanzione.

  

Sanzione disciplinare al docente: è obbligo del D.S. garantire la conoscenza di tutti gli atti posti a fondamento della sanzione.

Il Giudice del lavoro di Palermo, Dott.ssa Donatella Draetta, con la sentenza n. 3240/2017, pubblicata in data 08.11.2017, ha accolto le doglianze di una docente che lamentava la illegittimità della sanzione disciplinare della censura irrogatale dal Dirigente scolastico.

Nel caso di specie la ricorrente - assistita dall'Avv. Marco Lo Giudice e dall'Avv. Roberta Lomeo veniva accusata di aver assunto “ un comportamento pressoché violento” e “ professionalmente scorretto” nei confronti di un alunno diversamente abile e della propria genitrice.

La parte ricorrente ha dedotto, in ricorso, l’illegittimità della sanzione disciplinare irrogata sotto diversi profili tra i quali: la mancata specificità della contestazione, la mancata correlazione tra contestazione e provvedimento sanzionatorio, la violazione del termine di difesa pari a 10 giorni ai sensi dell’art. 55, bis, c. 2, dlgs 165/2001, nonché della facoltà di farsi assistere da un procuratore o da un rappresentante sindacale, ed infine, nel merito, l’insussistenza del fatto contestato.

Il Tribunale di Palermo ha accertato la fondatezza del ricorso perché il procedimento di irrogazione della sanzione disciplinare non aveva rispettato le garanzie proprie dell’art. 7, L. 300/1970, nella parte in cui “il datore di lavoro non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore senza avergli preventivamente contestato l'addebito e senza averlo sentito a sua difesa”; 

Nel caso di specie, la ricorrente aveva ottenuto solo a distanza di due mesi dalla conclusione del procedimento d’irrogazione della sanzione la documentazione su cui si era fondata la misura disciplinare. 

Dalla cognizione di siffatti documenti la ricorrente aveva potuto prendere atto di circostanze che avevano fondato la determinazione del Dirigente scolastico ma che non erano esplicitate all’interno della contestazione rimasta vaga e imprecisa.

Sulla scorta dell’orientamento consolidato della Suprema Corte, secondo cui la previa contestazione dell’addebito ha lo scopo di rendere noti i presupposti di fatto o i fatti nei quali il datore di lavoro abbia riscontrato infrazioni disciplinari, il Giudice del Lavoro di Palermo ha dichiarato nulla la censura imposta, condannando alle spese l’Amministrazione resistente.

E’ noto difatti che sul datore di lavoro grava l’obbligo di mettere a disposizione del lavoratore la documentazione relativa ai fatti contestati e ciò ben prima della conclusione del procedimento, a nulla rilevando l’eventuale accesso agli atti operato dalla ricorrente successivamente all’irrogazione della sanzione disciplinare.

Il Tribunale ha peraltro accertato l’insussistenza del fatto contestato rilevando, sotto il profilo della proporzionalità, che le sanzioni conservative, tra le quali rientra la censura, presuppongono l’inosservanza degli obblighi di diligenza e fedeltà previsti rispettivamente dagli artt. 2104 e 2105 del codice civile. Inoltre, la valutazione della proporzionalità tra il comportamento contestato e la sanzione irrogata deve fondarsi sulle specifiche circostanze del caso concreto ed in particolare, in sede di giudizio, non è stato rilevato alcun comportamento “ pressoché violento” da parte della ricorrente. 

I co.co.co. scuola sono lavoratori subordinati: "storica" sentenza del Tribunale di Termini Imerese.

Con due sentenze (la n. 49/2017 e la n. 50/2017) il Tribunale di Termini Imerese, Giudice Dott. Roberto Rezzonico, ha riconosciuto la violazione commessa dal Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca in danno dei lavoratori assunti  con rapporto di collaborazione, coordinata e continuativa (Co.Co.Co.) che dal 2001 prestano attività lavorativa riconducibile ai compiti dell’assistente amministrativo/ATA.

Secondo il Tribunale siciliano il rapporto di lavoro instauratosi tra il MIUR e i ricorrenti - assistiti dagli avvocati Marco Lo Giudice e Luigi Serino -  in forza di sedici contratti di Co.Co.Co. a decorrere dalla stipula del primo contratto ha avuto natura di rapporto subordinato.

Per sedici anni, i ricorrenti hanno di fatto svolto tutte le mansioni del personale amministrativo statale senza però ricevere le medesime tutele derivanti dal rapporto subordinato. Badge, obbligo di firma, direttive impartite dal Dirigente Scolastico e dal Direttore dei S.G.A., controllo e recupero delle assenze, visite fiscali gli elementi che hanno indotto il Tribunale a condannare il MIUR a risarcire a ciascuno otto mensilità della retribuzione globale di fatto.

REINSERIMENTO NELLA GRADUATORIA A ESAURIMENTO PER MANCATO AGGIORNAMENTO E RETRODATAZIONE ANTE PIANO STRARDINARIO DI IMMISSIONE IN RUOLO: QUALI SCENARI FUTURI?

Con la sentenza n. 2194/2017, il Tribunale di Palermo ha accolto il ricorso di un docente abilitato, inserito nella graduatoria a esaurimento, che in ragione della mancata presentenzione della domanda di aggiornamento era stato "depennato".

Il Giudice del Lavoro, Dott. Giuseppe Tango, confermando l'orientamento ormai consolidato del Tribunale di Palermo, ha condannato il Ministero dell'istruzione a effettuare il reinserimento con il punteggio effettivamente posseduto dal ricorrente - assistito dagli avv.ti Roberta Lomeo e Marco Lo Giudice - all'atto della cancellazione.

L'aspetto più interessante della questione attiene al fatto che l'ordinato reinserimento retroagisce a far data dal triennio 2014/2017 con importanti ripercussioni in tema di immissione in ruolo.

Nell'ipotesi in cui docenti con punteggio inferiore a quello posseduto dal ricorrente siano stati immessi in ruolo ne discenderebbe il diritto del ricorrente a ottenere quanto preclusogli in ragione dell'illegittimo "depennamento", ovvero: l'immissione in ruolo.

Nuovi scenari giurisprudenziali si prospettano in subiecta materia.

CORPO FORESTALE DELLO STATO: DICHIARATO RICEVIBILE IL RECLAMO COLLETTIVO.

Dopo la Corte Costituzionale, anche l’organo del Consiglio d’Europa che sovraintende al rispetto dei diritti sociali e dei diritti dei lavoratori da parte degli Stati europei, vaglierà la legittimità della soppressione del Corpo Forestale dello Stato e della militarizzazione dei suoi membri trasferiti nell’Arma dei Carabinieri.
La decisione, adottata il 13 settembre 2017, coinvolge direttamente personale e sigle sindacali dell’ex Corpo (UGL-CFS e SAPAF), assistiti dall'avvocato Egidio Lizza e Marco Lo Giudice. 

Il reclamo è volto ad accertare la non conformità  alla Carta sociale europea della recente riforma che ha previsto la soppressione del Corpo e la militarizzazione "forzata" dei suoi (almeno per il momento) ex membri.

IRRAGIONEVOLE DURATA DEL FALLIMENTO PROTRATTOSI PER DODICI ANNI.

La Corte di Appello di Bologna con due ordinanze analoghe ha riconosciuto il diritto dei ricorrenti, assistiti dagli Avvocati Marco Lo Giudice e Luigi Serino, a essere indennizzati ai sensi dell'art. 2 della legge 89/2001, per la violazione implicita dell'art. 6 § 1 della C.E.D.U.

La procedura fallimentare oggetto di disamina da parte della Corte d'appello di Bologna si era prolungata per oltre dodici anni.  

Comportamento delle parti, esito della procedura, natura degli interessi conivolti in uno alla situazione patrimoniale dei ricorrenti hanno indotto il Giudice a riconoscere a ciascun ricorrente la somma pari a euro 2.400 oltre le spese del procedimento.

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